Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di dare inizio alle brevi considerazioni che intendo svolgere, voglio rendere omaggio al mio partito perché, pur avendo assunto un atteggiamento critico verso il disegno di legge che oggi si discute, ha consentito ad alcuni di noi di assecondare le proprie pulsioni culturali rispetto a questa vicenda, che è una vicenda tutta particolare.
Signor Presidente, il tema politico a volte retrocede davanti agli argomenti che investono la coscienza. Non posso non evocare un paragone rispetto ad altre aree politiche di questo Parlamento che hanno manifestato la propria opposizione sbracciandosi, urlando, offendendo, non apportando alcun costrutto al dibattito, ma rivelando un atteggiamento con il quale si deve assolutamente dissentire. L'onorevole Di Pietro si è autosospeso dalle proprie funzioni ... (Brusìo). Colleghi, per favore, mi dovete far parlare: potete interrompermi, se volete, ma mi dovete lasciar parlare. (Richiami del Presidente).
L'onorevole Di Pietro si è autosospeso dalle proprie funzioni ministeriali, assumendo un atteggiamento a volte scaduto nei confronti della sua coalizione e imponendo repliche che rivelano tensioni e malumori che vanno al di là del fatto specifico, signor Presidente. Sono momenti che rivelano atteggiamenti in conflitto, con i quali non credo che i nostri contraddittori politici, l'attuale maggioranza, possano andare avanti per molto tempo.
Ben diverso, invece, l'atteggiamento all'interno di Alleanza Nazionale: molti voteranno contro l'indulto, la più parte. La maggior parte assumerà un atteggiamento critico che rispettiamo, e rispettiamo profondamente, perché cogliamo appieno come esso sia interprete di un malcontento diffuso; questa mancanza di regole che nel Paese si vive e che determina fatalmente esigenze che debbono essere comprese. Mancanza di regole: detenzione; mancanza di regole: carcere, forme di appagamento da parte di un'opinione pubblica che per queste cose è tormentata e che forse non riesce ad intendere, e non a torto, le ragioni per le quali si può essere favorevoli ad un atto clemenziale.
Ma c'è un argomento, signor Presidente, onorevoli colleghi, che intendo sottoporre alla vostra attenzione, come argomento determinante, a mio avviso, perché si possa considerare con occhio diverso questa vicenda che involve emozioni, culture e sentimenti. Non solo 61.000 detenuti vivono in una condizione che è già stata ampiamente descritta, ma decine di migliaia di agenti di custodia e impiegati dell'amministrazione (Applausi dal Gruppo FI) vivono un tormento che non appartiene loro.
Soltanto per questo bisognerebbe assumere un atteggiamento diverso nei confronti di questa vicenda che certamente può offendere coloro che reclamano che la pena sia scontata per intero. Ma la pena del reo, la pena di chi ha commesso il reato, la pena di chi suscita l'indignazione si traduce anche nella pena dell'innocente, signor Presidente. Gli imputati, i detenuti passano, la gente che serve lo Stato, che tutela lo Stato, che assume dei rischi resta in galera.
Bisogna, allora, creare le condizioni perché possano vivere meno peggio. Hanno scelto di servire i soggetti più disagiati della società, i più tormentate, di servirli, e lo sottolineo, perché lo spirito costituzionale questo impone: non soltanto di custodirli, ma di educarli. Mettiamoli in condizione di fare il loro lavoro. Bisogna avere rispetto di costoro, e rispetto grande.
Ecco, signor Presidente, la ragione prevalente per la quale io mi accosterò a questo provvedimento con un atteggiamento differente rispetto alla maggioranza dei miei compagni di partito, con un atteggiamento che è tollerato, con un atteggiamento che forse da molti non è compreso, ma questa è la vera ragione.
Lo studio fatto da un insigne studioso dell'università di Messina, signor Presidente, ha rivelato che il 90 per cento dei detenuti è affetto da patologie, il 90 per cento. È con costoro - in numero sempre crescente - che coloro che servono lo Stato devono vivere.
Aiutiamoli a vivere meglio, anche se il provvedimento è traumatico, anche se la scelta è traumatica, anche se la scelta mortifica attenzioni, aspirazioni, esigenze di larga parte della pubblica opinione. Credo che questo dovere il Parlamento ce l'abbia. Io, perlomeno, credo di averlo.










