ENCICLOPEDIA POLITICA
Cristianesimo democratico
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Il cristianesimo democratico è una corrente politico-culturale, che ha visto il suo inizio alla fine del XIX secolo e si è sviluppato, poi, con forme diverse nei vari stati, soprattutto europei e latino-americani, per tutto il XX secolo.
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Il XIX secolo
Le origini di questo movimento vanno ricercate nei gruppi cattolici, di laici e di ecclesiastici, che in diversi paesi, dalla metà del 1800, si dedicarono all’organizzazione dei ceti popolari in nome della solidarietà cristiana, spesso facendo riferimento all’esperienze corporativistiche del periodo medievale. Possono essere citate figure come monsignor von Kettler, vescovo e poi deputato, in Germania, Potter in Belgio, monsignor Manning in Gran Bretagna, Oznam, poi beato, e La Tour du Pin in Francia.
Un primo tentativo di coordinamento sovranazionale di questo movimento, che restava molto variegato, anche perché l’impegno politico non da tutti era visto come prevalente, venne dall’Unione di Friburgo (1885), cui presero parte anche rappresentanti italiani, tra cui Giuseppe Toniolo. In Italia, a differenza ad esempio di Francia e Belgio, il movimento democratico cristiano ebbe difficoltà ad affermarsi, a causa della “questione romana”, lo scontro tra Stato e Chiesa, frutto dell’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia. Agli inizi, infatti il movimento democristiano italiano poggiò sui cosiddetti “intransigenti”, coloro che mal sopportavano lo stato liberale a causa del suo accesso anticlericalismo. Questa opposizione qualificò, però, i cattolici italiani sul piano “sociale”, spingendoli cioè, per contenere il movimento operaista e socialista, ed evidenziare le mancanze liberali in campo sociale.
Il movimento cattolico in Italia, del resto, sul finire dell’800 si strutturò nell' Opera dei congressi e comitati cattolici, che aveva tra i suoi scopi di radunare il variegato mondo cattolico italiano e sostenere "l’azione popolare cristiana o democrazia cristiana". Non va, però, dimenticato che il termine democrazia, mal si conciliava con il pensiero cattolico dei tempi. Basti pensare che lo stesso Papa Pio IX, il papa dell’unità d’Italia, aveva in qualche modo confuso democrazia e repubblica, democrazia e modernismo, democrazia e anticlericalismo. Molti cattolici appartenenti all’Opera, infatti, in questi anni, potevano dirsi, più che democristiani, clerico-moderati, poiché al di là del favore al modello monarchico, anche se non a quello sabaudo, non vedevano conciliabili il cristianesimo e la democrazia.
Non va però taciuto che anche insigni esponenti liberali avevano visto la democrazia come demagogia, quindi arbitrio del popolo. Non solo: le stesse dottrine social-comuniste, pur predicando il contributo delle masse popolari alla vita dello Stato, non gradivano molto i "processi democratici", poiché tendevano a confondere borghesia e proletariato, allontanando così la tanto agognata "rivoluzione".
A seguito dell'enciclica Rerum Novarum (1891) di Papa Leone XIII, i cattolici, fino a quel momento poco coinvolti nella vita politica degli stati liberali, cominciano ad organizzarsi per contenere, da un lato, le posizioni liberali anticlericali, dall'altro, quelle socialiste e comuniste. Il mondo cattolico subito dopo la pubblicazione dell’enciclica papale, almeno fino alla Prima Guerra Mondiale (1914 – 1918), si divise in due correnti: una "intellual–caritativa" o paternalistica, l’altra propriamente "democristiana". La prima, sostenuta dall’ Unione Cattolica per gli Studi sociali (1984), tra i cui massimi esponenti vi era proprio Toniolo, riteneva che l’impegno cattolico dovesse esprimersi soprattutto in campo sociale, moltiplicando le opere di assistenza e di carità, ed in campo culturale, per contenere la diffusione degli "errori" liberali e socialisti. I secondi, invece, propugnavano una scelta dalle forti connotazioni politiche, cominciando a porre le basi dell’autonomia del laicato cattolico dalla gerarchia ecclesiastica in campo politico e statale, che sarebbe stata riconosciuta dalla Chiesa solo con il Concilio Vaticano II (1962 - 1965).
Eredi dei cattolici liberali di metà Ottocento, tra i quali è spesso annoverato lo stesso Alessandro Manzoni, i cristiano-democratici si impegnarono per ridurre il potere statale ed assicurare maggiore spazio ai cosiddetti "enti intemedi": famiglia, associazioni, enti locali. A questo si accompagnò l'impegno di chi, sensibile alle tematiche sociali, s'impegnò nella costruzione delle "Leghe bianche", associazioni di contadini, operai e artigiani con decise finalità mutualistiche e solidaristiche.
Anche il rapporto con lo Stato italiano comincia a cambiare, basti pensare all’idea propugnata da don Davide Albertario, all’assemblea lombarda dell’Opera nel 1896, di “preparazione nell’astensione”, cioè di prepararsi a superare il “non expedit”, il divieto di votare e di essere eletti impartito dal papa i cattolici italiani. All’estero tale problema non si pose mai, esempio ne è proprio von Kettler che oltre ad essere vescovo fu anche deputato per il Zentrum, partito cattolico, anche se non propriamente “democristiano”. Ben diversa l'esperienza dell' Action Francaise, in Francia, che assunte posizioni scioviniste, nazionaliste e conservatrici, attirarò le critiche di parte della gerarchia cattolica, fino all'aperta condanna da parte del Papa Pio XI. Con Papa Pio XII, l'Action Francaise venne rivalutata in chiave anticomunista, ma rappresentò sempre la soluzione nazional-conservatrice all'impegno dei cattolici in politica, ben distante dalle posizioni di moderazione e di internazionalismo, tipiche del pensiero democristiano.
Il termine "Democrazia Cristiana" compare per la prima volta a opera di Romolo Murri, sacerdote e deputato, che fondò un partito politico con tale nome, anche se lo stesso ebbe vita breve, perché visto troppo accondiscendente verso le forze socialiste. L’Opera, infatti, ben presto si divise tra “giovani” (Murri, Albertario, Meda) propriamente “democristiani” e gli adulti che, sostenuti da Leone XIII, propugnavano la tesi “intellual – caritativa”. Toniolo cercò di mediare tra le due parti, ma non vi riuscì, al punto che la Santa Sede decise, nel 1904, lo scioglimento dell’Opera, preoccupata che attraverso di essa anche la nascente Azione Cattolica si spostasse su posizionei democristiane.
In questi stessi anni, in Europa il moviemnto democristiano comincia a diffondersi rapidamente in Belgio, Francia, Olanda e Germania. In Austria, Svizzera, Ungheria il moviemento assumerà posizioni più "socio-conservatirici". I cattolici, cioè, pur rivendicando il loro ruolo nella vita politica statale, assunsero posizioni da "conservatorismo compassionevole", attenti cioè a mantener intatti i rapporti tra le classi sociali, ma elimindando le forme più gravi di povertà e sfruttamento sul lavoro.
Il XX secolo
Nei vari stati europei, i cristiano-democratici hanno dato vita a partiti politici denominati in modo diverso che per tutto il Novecento si sono collocati su posizioni moderate, tanto di centrosinistra, quanto di centrodestra. Questo ha portato in molti Stati ad assimilare il Cattolicesimo democratico con il centro dello schieramento politico. In Germania, ad esempio, il primo partito cattolico, anche se non precisamente cristiano-democratico, a nascere prenderà il nome Zentrum ("centro"), proprio a ribadire la propria diversità rispetto a Liberali e Socialdemocratici.
In Italia, invece, dopo la DC di Murri, nascerà nel 1919 il Partito Popolare Italiano, ad opera di Luigi Sturzo, sacerdote. Sturzo, pur inserendo il proprio partito nell'alveo del cattolicesimo democratico, non volle, nel nome del partito, inserire il termine "cristiano", per ribadire l'aconfessionalità dello stesso.
Nel ventennio 1925 - 1945 i vari partiti cristiano democratici europei si trovarono a dover contrastare l'avvento in Germania e Italia delle dittature nazi-fasciste, e le occupazioni da parti delle stesse in Austria, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Cecoslovacchia, Polonia. Da qui, l'impegno nelle lotte "partigiane", al fianco di liberali, monarchici, socialisti e comunisti, per assicurare all'Europa governi realmente democratici.
La vittoria nella seconda guerra mondiale dell'alleanza anglo-americana vide l'affermarsi nelle successive consultazioni elettorali, un po' in tutt'Europa, i partiti democratici-cristiani: la Democrazia Cristiana in Italia, l'Unione democratica cristiana (CDU) in Germania, il Movimento Repubblicano Popolare (MPR) in Francia, il Partito Popolare (OVP) in Austria, il Partito Cristiano-sociale (PSC) in Belgio.
Per tutta la metà del XX secolo, i partiti cristiano-democratici si sono caratterizzati per la freddezza nei confronti delle politiche liberiste statunitensi e per l'avversione ai regimi social-comunisti dell'Est Europa. Da qui, le cosiddette scelte "europeista" ed "atlantica". La prima ha visto la nascita delle Comunità Europee, poi Unione Europea, accordo di libero scambio commerciale tra 6, poi 25, Stati europei. La seconda, si è realizzata con la NATO, patto di difesa militare con Canada e Stati Uniti d'America, in chiave antisovietica.
I partiti democristiani si sono, dalla seconda metà dell’900, diffusi anche in paesi a maggioranza protestante od ortodossa, basti pensare all’Appello Cristiano Democratico olandese, al Partito del Popolo Cristiano norvegese, al Partito Democratico Cristiano Africano sudafricano, ai democristiani bulgari e rumeni. In alune di queste nazioni (Olanda, Norvegia) il cristianesimo democratico ha ssunto connotati diversi da quello "cattolico", infatti "democristiani" è divenuto sinonimo di "conservatori". In altre, soprattutto dell'Est Europeo, la lentezza dell’affermazione di questi partiti è stata dovuta, da un lato, ai periodi di dittatura comunista, dall'altro, dall'accezione meno confessionale dei rapporti tra Stato e Chiesa.
In America Latina, il movimento democristiano è presente e forte in Cile e Argentina, Nicaragua, Venezuela ed El Salvador. In nazioni come il Brasile ed il Messico, nonostante la nascita in quest’ultimo del movimento dei “cristeros” negli anni ’20, non sono mai nati partiti “democristiani” di un certo rilievo. In America, sia Meridionale, che Settentrionale, come in molti paesi a maggioranza protestante, il panorama politico si è inizialmente diviso tra “conservatori” e “liberali”, poi tra “conservatori” e “socialisti” o “socialdemocratici”. Dove non vi erano problemi per il ruolo della Chiesa Cattolica, i “democristiani” si sono naturalmente posizionati nei vari partiti esistenti a seconda se erano più di “destra” o di “sinistra”, creando correnti all’interno di questi e senza dare vita a partiti autonomi.
Oggi, il movimento cristiano democratico, non ha più una matrice unitaria. La caduta dei regimi comunisti o di estrema destra, l’affermazione del sistema democratico in Europa e nelle Americhe ha fatto si che i “democristiani” perdessero la loro caratteristica di diversità rispetto ai socialisti (tutela della persona umana dall’oppressione del potere statale), ai liberali (rispetto delle libertà fondamentali, prima di tutto quella religiosa, coniugandole con l’attenzione alle istanze sociali) e ai conservatori (vedere la “tradizione” e l’ “ispirazione religiosa”, come motivi di progresso e non di immobilismo). Non è un caso che, ad esempio in Sud America, anche dove sono ben strutturati, i partiti democratico-cristiani sono divenuti parte integrante delle coalizioni di centro-sinistra (vedi Cile e Argentina) o di centro-destra (vedi Venezuela).
Questa situazione è evidente nei cambiamenti subiti dal Partito Popolare Europeo, che fino agli anni '90 del XX secolo raccolgieva unicamente i partiti democristiani europei. Dopo l'ingresso del Partito Popolare Spagnolo, di Forza Italia, del Partito Conservatore Inglese, il PPE ha assunto connotati più conservatori, al punto che alcuni partiti (PPI, UDF, PNV) lo hanno abbandonato per fondare il Partito Democratico Europeo.
Cristianesimo e Popolarismo
Il Popolarismo è una dottrina politica enunciata da don Luigi Sturzo come un'alternativa tra il socialismo e il liberalismo e in opposizione al fascismo. Ha un accento fortemente democratico. I "Popolari" sono favorevoli al libero mercato, antiburocratici ed antistatalisti, ma molto attenti alle questioni sociali e sensibili alle tematiche etiche care al mondo "cattolico".
È l'ideologia che fu alla base del Partito Popolare Italiano nel 1919 e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, contribuì alla fondazione della Democrazia Cristiana e alla diffusione del cristianesimo democratico. A questa ideologia si ispirano per lo più partiti appartenenti al Partito Popolare Europeo (PPE) ed al Partito Democratico Europeo (PDE).
L'espressione "popolarismo" è, però, propria del solo lessico politico italiano. In Spagna, ad esempio, il "Partito Popolare" non è un partito "Popolare", ma "popolare", cioè del popolo, infatti, il PP è un partito di centro-destra, attento alle tematiche sociali, ma conservatore. In Portogallo il "Partito popolare" è un partito di destra, riconducibile ai partiti italiani Alleanza Nazionale e Partito Nazional Democratico. Più simile all'accezione italiana è quella del'OVP austriaco; ma il "Partito del popolo austriaco" è sì un partito moderato, legato al mondo rurale, ma più conservatore del PPI sturziano.
Il Popolarismo è quindi un'ideologia politica tipicamente italiana che può sostanzialmente ricondursi a posizioni centriste, o meglio ancora democratico cristiane, ma non conservatrici.
In Italia si può parlare grossomodo di un popolarismo cristiano-sociale (su posizioni di centrosinistra) e di un popolarismo liberale (schierato su posizioni di centrodestra). Il primo attualmente rappresentato dall’Udeur e da molti esponenti de La Margherita, il secondo dall’Udc e da alcuni esponenti di Forza Italia.
Voci correlate
- Partiti politici italiani che aderiscono al PPE:
- Partiti politici italiani che aderiscono al PDE:










