ENCICLOPEDIA POLITICA
Partito dei Comunisti Italiani
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| Partito dei Comunisti Italiani | |
|---|---|
| Partito politico italiano | |
| Leader | Oliviero Diliberto |
| Fondazione | 11 ottobre 1998 |
| Sede | Piazza Augusto Imperatore, 32 00186 Roma |
| Coalizione | L'Unione |
| Ideologia | Eurocomunismo |
| In Parlamento | 16 deputati, 5 senatori (che aderiscono al
gruppo parlamentare
Insieme con L'Unione) 2 deputati europei |
| Partito europeo |
Partito della Sinistra Europea (osservatore) |
| Organo ufficiale | La Rinascita della Sinistra |
| Sito internet | www.comunisti-italiani.it |
Il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) è un partito politico di sinistra, fondato l'11 ottobre 1998, in seguito a una divisione interna a Rifondazione Comunista, da parte di quei parlamentari che intendevano confermare l'appoggio al Governo Prodi I dissociandosi dalla linea del segretario Fausto Bertinotti che aveva deciso di votare la sfiducia all'esecutivo di centrosinistra. Ufficialmente a norma di Statuto, il PdCI dichiara di puntare alla "trasformazione socialista della societa'" che vorrebbe dire nazionalizzare i mezzi di produzione e scambio per creare una economia di Stato pianificata come esisteva nella vecchia Unione Sovietica.
Attualmente, il PdCI fa parte della coalizione del centrosinistra italiano, denominata L'Unione. Il segretario nazionale è Oliviero Diliberto; il presidente è Armando Cossutta.
Il suo settimanale politico è la Rinascita della Sinistra (che già nel logo richiama a La Rinascita fondata da Togliatti). Sua organizzazione giovanile è la Federazione Giovanile Comunisti Italiani (FGCI). Il suo colore ufficiale è il rosso scuro.
Indice[nascondi] |
Storia
Le origini: "cossuttiani" e "bertinottiani"
In occasione delle elezioni politiche del 1996, Rifondazione stipula con la coalizione di centrosinistra (l'Ulivo) guidata da Romano Prodi un "patto di desistenza", in base al quale nei collegi dove si presentava l'Ulivo, Rifondazione non candidava nessuno e viceversa.
Quelle consultazioni si risolsero in un successo tanto per l'Ulivo, quanto per il PRC che così toccava il suo massimo storico, e sancivano l'impossibilità di una maggioranza alla camera dei Deputati senza un accordo fra le due forze. Il Prc non entra nel Governo Prodi I, ma ne appoggia la formazione in nome dell'"autonomia dei comunisti e l’unità con le forze della sinistra", come sancirà il III Congresso del PRC (dicembre 1996).
Tuttavia, nell'autunno 1997, il PRC mette in discussione la fiducia al governo, alla luce di un irrigidirsi dei rapporti tra Ulivo e PRC. Un buon pezzo di Rifondazione spinge per la ricomposizione e si giunge a un nuovo accordo fra comunisti e centrosinistra. Ma l'autunno '97 mette in luce come sia difficile la convivenza tra la fazione vicina al segretario Fausto Bertinotti e quella vicina al presidente Armando Cossutta. Ne nascerà una discussione politico-strategica nelle pagine del mensile del partito Rifondazione che raggiungerà il suo culmine con l'approvazione del DPEF nell'estate 1998. A 7 anni dalla nascita del PRC, inizia a farsi rovente la convivenza tra molti dei quali venivano dal vecchio PCI di Palmiro Togliatti ed Enrico Berlinguer, e chi veniva dalla cosiddetta "nuova sinistra" e dal socialismo radicale (DP, PSIUP, ecc...), più favorevoli a svolte movimentiste e di autonomia radicale da tutte le altre forze politiche.
Proprio quando inizia la discussione sulla legge finanziaria 1999, è evidente la rottura fra "cossuttiani" e "bertinottiani" e lo stesso responsabile economico del PRC, Nerio Nesi, viene attaccato dal segretario Bertinotti, perché favorevole al compromesso col governo.
La scissione
I provvedimenti richiesti non trovano posto nella finanziaria '99 e nella riunione del Comitato Politico Nazionale del 2-4 ottobre 1998, il grosso di Rifondazione decide di ritirare la fiducia al Governo Prodi e di passare all'opposizione. La mozione vincente del segretario passa col voto decisivo delle correnti trotzkiste da sempre all'opposizione, e di una parte di cossuttiani storici capeggiati da Claudio Grassi.
C'è chi fece notare che quel voto rappresentava un "atto antistatutario" perché un semplice Cpn, per quanto rappresentativo di tutto il partito, non poteva cambiare la strategia politica fondamentale del partito, cosa che poteva fare solo un congresso nazionale, cioé la massima istanza.
Il 5 ottobre Armando Cossutta si dimette da presidente del partito che pure aveva voluto e fondato, mentre i parlamentari comunisti respinsero a larga maggioranza la linea di rottura con le altre forze democratiche ma affermarono che si sarebbero adeguati alle decisioni del partito. Tuttavia molti iscritti al partito, non riconoscendosi nella decisione del CPN, si autoconvocarono presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma per il 7 ottobre appellandosi perché non si arrivasse alla rottura con Prodi per impedire il ritorno delle destre al potere.
Così il 9 ottobre, il capogruppo comunista alla Camera, Oliviero Diliberto, annunciò durante il dibattito sulla mozione di fiducia al governo, che la maggioranza assoluta del Gruppo parlamentare avrebbe votato a favore del Governo Prodi. Bertinotti si dichiarò invece per la sfiducia. Pochi minuti dopo, il governo cadeva per un voto.
Nasce il PdCI
L'11 ottobre viene convocata al Cinema Metropolitan di Roma la prima manifestazione di tutti coloro che volevano dar vita alla costituente per un nuovo soggetto politico comunista e viene presentato ufficialmente il Partito dei Comunisti Italiani, che aderisce da subito all'Ulivo.
Con la nascita del PdCI, vengono ripristinati nomi e simboli del disciolto PCI, in evidente continuità con quella storia. Ciò è reso possibile perché i neonati Democratici di Sinistra non garantiscono nessun atto legale contro il partito di Cossutta. Diversamente, il PRC si oppone a un altro simbolo con falce e martello e il tribunale delibererà che il simbolo del PdCI muti il fondo bianco con un azzurro.
Al suo esordio, il PdCI poteva contare su 30mila iscritti, 27 parlamentari, 28 consiglieri regionali, quasi mille amministratori locali, provenienti in maggioranza da Rifondazione, ma ci furono anche tanti che ripresero la militanza attiva come Adalberto Minucci, già membro della Direzione nazionale del PCI e direttore di Rinascita, che entrò a far parte della segreteria nazionale del PdCI.
Il PdCI al governo (1998-2001)
La coalizione si riorganizza, riuscendo a costituire un nuovo governo di centrosinistra, scegliendo come Presidente del Consiglio Massimo D'Alema (21 ottobre 1998). Il PdCI partecipa con Oliviero Diliberto, nominato ministro di Grazia e Giustizia, e Katia Bellillo ministro senza portafoglio agli Affari Regionali. Sottosegretari comunisti sono Paolo Guerrini alla Difesa, Antonino Cuffaro all'Università e Ricerca Scientifica e Claudio Caron al Lavoro. È la prima volta che dei comunisti siedono al governo dell'Italia dal 1947.
La stessa delegazione sarà confermata nel governo D'Alema II, mentre nel successivo governo Amato II Diliberto viene sostituito da Nerio Nesi, al quale sarà affidato il ministero dei Lavori Pubblici.
La costruzione del partito (1999-2000)
Il 21 gennaio 1999, arriva nelle edicole il settimanale del partito, La Rinascita della Sinistra.
Dal 21 al 23 maggio 1999 si tiene a Fiuggi il primo congresso nazionale che lancia il partito verso le elezioni europee del mese dopo. In quell'occasione il PdCI raccoglie il 2% dei consensi, pari a oltre 600mila voti. Valore mantenuto sostanzialmente anche alle seguenti elezioni regionali del 2000 e alle elezioni politiche del 2001.
Il 30 luglio 1999 la componente giovanile del partito si organizza sotto la storica sigla della Fgci, col nome Federazione Giovanile Comunisti Italiani, e avvia il processo che porterà alla sua costituzione ufficiale, che avverrà solo il 12 dicembre 2004.
Il 20 aprile 2000, con una lettera a la Repubblica, Oliviero Diliberto annuncia l'intenzione di dimettersi da ministro per tornare "a fare politica per il partito e per la sinistra, nel tentativo di evitare un effetto '8 settembre'". La decisione viene presa quattro giorni dopo la sconfitta dell'alleanza di governo alle elezioni regionali.
Dopo quindi una lunga prima fase in cui il partito viene guidato dal solo presidente Armando Cossutta, il Comitato Centrale il 29 aprile 2000 accoglie quasi all’unanimità (118 sì, 1 no, 3 astenuti), la proposta dello stesso Cossutta di eleggere Oliviero Diliberto alla nuova carica di segretario nazionale. Il neosegretario commenterà: "Il capo resta ancora lui, il presidente. Io sono venuto qui per dargli una mano".
La crescita del partito
Alle elezioni politiche del 2001, il PdCI si presenta con la coalizione dell'Ulivo che sostiene la candidatura di Francesco Rutelli alla presidenza del Consiglio.
Nella quota proporzionale della Camera registra un calo del 1,7%. Vengono eletti 9 deputati (nella quota uninominale e 2 senatori.
Dal 13 al 16 dicembre 2001, a Bellaria (RN), il secondo congresso nazionale si conclude con la conferma di Diliberto segretario e Cossutta presidente.
La linea del PdCI si caratterizza per la spiccata attenzione verso i temi del lavoro, dello sviluppo, dei diritti, delle grandi questioni internazionali (la pace, la solidarietà con i popoli sfruttati, la lotta contro l'imperialismo).
Nel corso degli anni, il partito ha consolida collaborazioni con i Verdi: insieme sono promotori per dare più peso ai temi della pace e della giustizia sociale. Altro caposaldo della politica del PdCI è la difesa intransigente della Costituzione repubblicana e della Resistenza al nazi-fascismo.
Nel luglio 2001 è tra i costituenti del Genoa Social Forum che protesta contro la globalizzazione che vogliono al G8.
Sui movimenti che nascono o rifioriscono a partire dal 2000 anche in Italia, il partito ha una posizione amica, ma critica, ben spiegata da Diliberto al Comitato Centrale del 12 gennaio 2003: "Noi siamo nei movimenti - e questo è un punto al quale tengo molto - senza scioglierci in essi. Senza confonderci. (...) I movimenti sono fondamentali. Più ce ne saranno, meglio sarà per la sinistra, e tuttavia vedo in alcuni di essi rischi di posizioni non politiche o prepolitiche. È l'idea di una sorta di purezza dei movimenti contro l'imbastardimento dei partiti; l'idea di una intransigenza morale dei movimenti contro lo sporcarsi le mani dei partiti. In certi esponenti dei movimenti sembra prevalere una sorta di intransigenza che non fa i conti con la politica, con la necessità del compromesso, della sintesi, della costruzione faticosa della proposta. Queste tendenze vanno contrastate, non bisogna avere un atteggiamento subalterno, perché altrimenti noi non saremmo nel movimento da comunisti".
Tra il 2002 e il 2003, il Pdci è tra le forze (insieme a Verdi, girotondi, Il manifesto) che sostengono Sergio Cofferati, quale ipotetico futuro leader di una sinistra riunita, progetto che tuttavia naufragherà nel maggio 2003.
Dal 20 al 22 febbraio 2004, si celebra a Rimini il terzo congresso nazionale, dove si decide di modificare il simbolo del partito con l'aggiunta della dicitura "per la sinistra", a conferma dell'impegno del partito per spostare più a sinistra possibile l'opposizione e riaggregare la radicalità italiana.
Alle elezioni europee del 2004 il PdCI raggiunge il suo massimo storico ottenendo il 2,4% dei consensi, pari a quasi 800mila voti, ottenendo due seggi al Parlamento europeo. Risultano eletti Marco Rizzo e l'astronauta Umberto Guidoni. I deputati europei aderiscono al gruppo della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica.
Il 17 luglio 2004 confluisce nel partito la piccola Democrazia Popolare (Sinistra Unita), scissasi dal Prc quattro anni prima.
La nascita dell'Unione e le Primarie
La coalizione di centrosinistra si rinnova, si apre a nuovi contributi, ritrova l'accordo con Rifondazione e con l'Italia dei Valori, e assume la nuova denominazione provvisoria di Grande Alleanza Democratica o Gad (12 ottobre 2004), e poi quella definitiva de L'Unione (10 febbraio 2005).
Alle elezioni regionali del 2005 il partito, nelle 14 regioni chiamate al voto, raggiunge una percentuale media del 2,7%.
Romano Prodi, leader della coalizione dell'Unione, rilancia, nel frattempo, l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere il candidato premier dell'Unione.
I Comunisti Italiani non gradiscono lo strumento delle primarie ma, preso atto della sua inevitabilità, pensano di appoggiare la candidatura di Fausto Bertinotti, se questi accettasse di diventare poi leader di tutta la sinistra radicale. Bertinotti rifiuta e il 16 ottobre 2005 dei sette candidati, i Comunisti Italiani preferiscono schierarsi per confermare Romano Prodi leader dell'Unione. Prodi ottiene il 74,1% dei voti.
Le elezioni politiche 2006
Alle elezioni politiche del 2006 il PdCI presenta le proprie liste all'interno del centrosinistra, realizzando una lista unitaria al Senato insieme ai Verdi e ai Consumatori Uniti.
Alla Camera, la lista dei Comunisti Italiani raccoglie 885 mila voti (il 2,3%), segnando il suo nuovo massimo storico. Il partito elegge, così, 16 deputati. Al Senato, la lista unitaria, denominata "Insieme con l'Unione", raccoglie invece 1,4 milioni di voti (il 4,2%) superando quasi dovunque lo sbarramento regionale del 3% ed eleggendo 11 senatori, di cui 5 comunisti: si tratta di un risultato incoraggiante (in alcune regioni al Senato si prendono più voti che divisi alla Camera), e così la direzione nazionale dà il suo parere positivo per la costituzione di un gruppo unico senatoriale coi Verdi. Diliberto va alla Camera, Cossutta al Senato.
Il ritorno al Governo
Durante le trattative per il nuovo governo di centrosinistra, il PdCI non segnala propri uomini di partito, ma suggerisce a Prodi sei nomi "che parlano a tutta la sinistra" a cui Prodi può attingere in piena libertà: Foad Aodi, medico e presidente nazionale associazione medici stranieri in Italia, di origine palestinese; Alberto Asor Rosa, storico e coordinatore della Camera di consultazione della sinistra; Marco Mancini, Rettore dell'Università della Tuscia di Viterbo; Gianni Minà, giornalista ed esperto di America Latina; Giampaolo Patta, sindacalista già segretario nazionale e ora segretariato europeo CGIL; Luigi Scotti, presidente del tribunale di Roma.
Prodi non sembra ben disposto e in extremis il PdCI riesce a far inserire nella compagine di governo Alessandro Bianchi, rettore dell'Università degli studi "Mediterranea" di Reggio Calabria e noto urbanista: un tecnico non organico al partito, ma di provata fede comunista.
Il 17 maggio nasce il governo Prodi II, e Bianchi giura da Ministro dei Trasporti. Tra i sottosegretari i riconducibili al PdCI sono Scotti (alla Giustizia) e Patta (alla Salute). Non mancheranno tuttavia strascichi polemici per il mancato conferimento del ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica ad Asor Rosa, per presunti veti della comunità ebraica, in quanto lo storico aveva recentemente assunto posizioni eccessivamente filo-palestinesi.
Correnti
Essendo il Pdci governato (come Lenin consigliava) col sistema del centralismo democratico, le correnti organizzate e il frazionismo sono attività espressamente vietate. Il partito risulta comunque molto compatto anche perché piccolo e nato da scissioni successive.
Solo tra la fine del 2005 e i primi mesi del 2006, alcuni dirigenti hanno polemizzato col segretario Diliberto e alla fine hanno abbandonato il partito per fondare un'associazione ambientalista.
Valori
Il preambolo dello statuto del partito recita:
Il Partito dei Comunisti Italiani è un partito politico di donne e di uomini che opera per organizzare gli operai, i lavoratori, gli intellettuali, i cittadini che lottano, riconoscendosi nei valori della Resistenza, per l’estensione e il rafforzamento delle libertà sancite dalla Costituzione repubblicana e antifascista, per trasformare l’Italia in una società socialista fondata sulla democrazia politica, per affermare gli ideali della pace e del socialismo in Europa e nel mondo.
Esso fa riferimento al marxismo e agli sviluppi della sua cultura, alla storia e all’esperienza dei comunisti italiani e persegue il superamento del capitalismo e la trasformazione socialista della società.
Risultati elettorali
| – Comunisti Italiani alle Elezioni Politiche | ||||
|---|---|---|---|---|
| Elezione | Parlamento | Voti | % | Seggi |
|
2001 2006 |
Camera Senato Camera Senato° |
620.859 - 884.912 1.423.226 |
1,7 - 2,3 4,2 |
9 2 16 5 |
° lista Insieme con l'Unione (con Verdi e Consumatori Uniti)
| – Comunisti Italiani alle Elezioni Europee | ||||
|---|---|---|---|---|
| Elezione | Parlamento | Voti | % | Seggi |
|
1999 2004 |
Parl. Europeo Parl. Europeo |
622.261 783.710 |
2,0 2,4 |
2 2 |
Congressi
- I Congresso - Fiuggi (FR), 21-23 maggio 1999
- II Congresso - Bellaria-Igea Marina (RN), 13-16 dicembre 2001
- III Congresso - Rimini, 20-22 febbraio 2004
- IV Congresso - 2006 (?)
Segretari
- Oliviero Diliberto, dal 1999
I progetti di confederazione della sinistra
Il PdCI lavora per l'unità di tutte le forze di sinistra per arrivare a coalizioni di centrosinistra che camminino su due "gambe": quella di sinistra e quella di centro. La confederazione è la forma organizzativa auspicata perché unisce i partiti, preservandone l'autonomia delle varie organizzazioni, cosa impossibile in caso di fusione in un unico nuovo soggetto politico.
L'idea federativa venne per primo a Dario Cossutta che con un articolo su l'Unità del 7 agosto 1990, proponeva di evitare una frattura interna al morente Pci, creando una federazione tra i futuri Pds e Prc, sul modello della Federazione delle Liste Verdi. la proposta fu portata avanti fino alla fine del XX e ultimo congresso Pci, ma non se ne fece nulla e alla fine fu scissione.
Ma dal gennaio 2000, il dibattito politico del centrosinistra fu animato dalla necessità di trovare nuove forme e organizazzioni per quel che rimaneva dell'Ulivo che, dopo la caduta del governo Prodi I, era notevolmente mutato per natura e composizione. Tra chi proponeva un partito unico (Arturo Parisi) e chi una federazione (Walter Veltroni), il dibattito sembrò non trovar compromesso e già a febbraio tutto sembra lettera morta.
La sconfitta alle regionale del 16 aprile 2000 e la mancata abrogazione del proporzionale al referendum del 21 maggio, spinsero Veltroni, con un'intervista a la Repubblica del 23 maggio, a rilanciare l'idea di una "Casa dei riformisti da contrapporre alla Casa delle Libertà", cioé una "grande federazione del centrosinistra".
Proprio quello stesso giorno, la Direzione Nazionale del Pdci, lanciava la propria idea di Confederazione della Sinistra, affinché Pdci, Prc, Verdi e Ds, potessero confederarsi e successivamente trovare un accordo con le forze di centro più riformiste che, proprio in quei giorni, andavano verso un'unione più stretta che, anni dopo, avrebbe portato alla nascita de La Margherita. In fondo si trattava di ricomporre il popolo di sinistra che oggi si trova unito solo sindacalmente nella Cgil, mentre politicamente si divide in 3-4 partiti e innumerevoli associazioni. Per anni saranno solo rifiuti, specie da parte dei Ds interessati a forme di unione o federazione con partiti di centro, più che con partiti di sinistra radicale.
L'idea di trovare un'unità a sinistra sembra iniziare a dare i suoi frutti il 15 gennaio 2005, quando Alberto Asor Rosa fonda la Camera di consultazione della sinistra a Roma, con intenti analoghi a quelli avanzati dal PdCI. Qualche nuovo spiraglio si intravede nel giugno 2005, quando la Federazione dei Verdi propone la Lista Arcobaleno, cioè l'aggregazione di almeno Verdi, PdCI, PRC e associazioni varie. Il PRC rifiuta subito, mentre parte della Cgil e sinistra diffusa, oltre al PdCI, accolgono l'idea con entusiasmo.
La Lista Arcobaleno vuole rispondere da una parte all'esigenza di riaggregare la sinistra radicale italiana, dall'altro vuole essere un modo pratico e intelligente per superare lo sbarramento del 4% che impedisce a una lista di ottenere seggi alla Camera dei Deputati.
Ma nel giro di pochi mesi la legge elettorale diviene proporzionale, lo sbarramento si dimezza e i Verdi rinunciano al progetto Arcobaleno (19 novembre 2005), non senza strascichi polemici. I Verdi sostengono di non essere più disponibili perché trovano privo di senso un Arcobaleno a due (Verdi+PdCI) e, comunque, rifiutano la presenza della falce e martello accanto al loro sole che ride, nell'eventuale simbolo della Lista Arcobaleno. I Comunisti Italiani sostengono invece che sia stato il dimezzamento della soglia di sbarramento a spingere i Verdi a ritrattare tutto.
Per il PdCI, malgrado tutto, resta la prospettiva di cercare di confederare la sinistra, come stabilito dalle linee guida del congresso 2004.
Il 14 febbraio 2006 si raggiunge un accordo elettorale per presentare al Senato una lista unica con Verdi e Consumatori Uniti. L'accordo prevede che 16 capilista siano equamente divisi tra Verdi e Pdci (cioé Armando Cossutta), mentre ai Consumatori vadano le rimanenti due regioni. Diliberto, presentando l'accordo nato certamente per superare agilmente lo sbarramento del 3%, non mancherà di far notare che "sarebbe utile che questo tentativo unitario a sinistra, il primo dopo quindici anni, avesse un buon risultato".










