ENCICLOPEDIA POLITICA
Censura
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Per informazioni sulla censura come magistratura, vedi censore.
Per censura si intende il controllo della comunicazione verbale o di altre forme di espressione da parte di una autorità generalmente associata al potere politico. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato all'ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o dei mass media; ma si può anche riferire al controllo dell'espressione dei singoli.
Fra i significati specifici che il termine può assumere in contesti particolari si possono citare i seguenti tipi di censura.
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Tipi di censura
Censura militare
La censura militare impedisce ai singoli soldati di esprimere opinioni e divulgare informazioni che possono mettere in cattiva luce l'istituzione militare o possono comprometterne la sicurezza.
Censura nei cartoni animati
La censura dei cartoni animati impedisce al pubblico di vedere i cartoni giapponesi come sono stati pensati originalmente. La causa della censura si può ricondurre alla volontà di adattare cartoni per adolescenti (o addirittura per adulti) a un pubblico infantile. Altri sostengono che tale censura sia motivata da un tentativo di allargare il target di chi acquista giocattoli o oggetti vari relativi ai cartoni più amati. Ma il vero motivo potrebbe stare nel fatto che in Italia i cartoni animati sono considerati soltanto "roba da bambini", e dunque devono essere pesantemente censurati per renderli adatti ad un pubblico di giovanissimi e per evitare le reazioni delle associazioni dei genitori, Moige in testa, che non vedono di buon occhio l'animazione giapponese. Ciò porta di fatto alla snaturazione dell'anime. Molti pensano che la censura potrebbe essere evitata trasmettendo i cartoni in seconda serata.
Storia della censura degli anime
I primi anime non furono censurati anche quando contenevano scene osè come in Lady Oscar e in George. Tuttavia quando in seguito le due serie furono replicate tutte le scene osè furono tagliate. Il primo anime ad essere censurato probabilmente fu Alpen Rose, trasmesso in Italia tra il 1985 e il 1986, e che parlava della seconda guerra mondiale. I censori arrivavano anche a tagliare 9-10 minuti a episodio (praticamente quasi la metà dell'episodio originale).
In seguito (seconda metà anni 80) i censori cercarono di eliminare dai cartoni giapponesi ogni riferimento al giappone. Un esempio è F - Motori in pista, una serie animata sull'automobilismo. In questa serie censuravano ogni riferimento al Giappone: al protagonista gli fu cambiato il nome (Patrick), la Formula J (campionato automobilistico giapponese) diventò l'europea formula 3000 e se durante la gara appariva un cartellone pubblicitario con lo sponsor giapponese questa scena veniva tagliata.
Un altra serie degli anni 80 stracenurata è Orange Road (è quasi magia Johnny), uno degli anime più censurati insieme a Kodomo no omocha (Rossana) e Marmalade Boy (Piccoli problemi di cuore). Oltre a censurare un sacco di scene la Mediaset non ha trasmesso due episodi della serie perchè ritenuti non adatti ai bambini (in uno dei due episodi Johnny, ipnotizzato dalla sorella e sfruttato dagli amici, rubava la biancheria intima delle ragazze).
Negli anni 90 furono trasmesse in italia poche serie giapponesi ma comunque nonostante ciò alcuni anime scatenarono polemiche (Ken il guerriero e Sailor Moon). Nel 1997 infatti dei ragazzi lanciarono sassi dal cavalcavia uccidendo una persona. La polizia perquisendo la casa dei folli ragazzi trovò, oltre a un poster di X-Files e dei fumetti di Dylan Dog, dei manga di Ken il Guerriero. Ken il guerriero, uno dei manga più violenti se non il più violento, fu accusato di incitare i ragazzi a lanciare i sassi dal cavalcavia e intere trasmissioni furono dedicate all'argomento: Addirittura un giornalista incopetente disse che Ken è un guerriero che lancia i sassi contro le persone (questo non è affatto vero). Sempre nel 1997 una psicologa di nome Vera Slopoj affermò che la quinta serie di Sailor Moon comprometterebbe seriamente l'identità sessuale dei bambini. L'accusa della Slepoj, piuttosto generica, era basata sulla segnalazione di alcuni genitori, i cui bambini maschi, appassionati di Sailor Moon, giungevano a identificarsi con la protagonista. Successivamente la polemica riguardò anche la presenza delle Sailorstarlights, guerriere che, quando non combattono, sono dei ragazzi maschi in tutto e per tutto.
Questa polemica nell'immediato fu causa di un'ennesima pletora di censure sulla quinta serie, già ampliamente rimaneggiata in sede di adattamento: tali modifiche sono intervenute soprattutto in video con vistosi "fermo immagini" e rimontaggi delle scene, e ancora di più nei dialoghi, sui quali il responsabile del doppiaggio, Nicola Bartolini Carrassi, ha operato vistosamente tanto da stravolgere in diverse occasioni il senso della storia originale.
Notevolmente modificato è stato l'ultimo episodio, in cui la protagonista è coinvolta in una battaglia particolarmente violenta e, infine, si mostra in video completamente nuda: un nudo simbolico e coerente con il senso della storia, che tuttavia è stato giudicato "inaccettabile" e quindi eliminato dagli adattatori.
Nel 2000 scoppiò il caso Dragon Ball: una madre sfogliando un numero di Dragon Ball comprato dal figlio lesse la parte in cui Bulma fa vedere le mutandine al Maestro Muten ignara del fatto che Goku gliele aveva tolte la sera prima e, considerandola non adatta ai bambini si rivolse al Moige che fece causa alla Star Comics. La scena incriminata fu accusata di favorire la pedofilia perchè leggendo quella scena un bambino poteva pensare che mostrare le mutandine a un vecchio sia una cosa normale. Comunque quella scena fu censurata dalla Star Comics nelle edizioni successive del manga.
Censura politica
Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie alle opinioni del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di toccare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione.
Censura religiosa
La censura religiosa è presente in molte religioni sia in passato sia oggi. Fra gli esempi storici si ricorda l'Indice dei libri proibiti della Chiesa Cattolica abolito nel secolo scorso. Dato il contesto storico questo specifico esempio è, secondo alcuni, da ritenersi, in realtà, un caso di censura politica, più che religiosa. Secondo altri questa osservazione è abbastanza banale, dato che qualsiasi attività umana avviene sempre in "un contesto storico".
Censura nelle carceri
Nei sistemi carcerari la censura serve a impedire che persone sottoposte a restrizione della libertà possano, attraverso i mezzi di comunicazione loro solitamente concessi (telefono, corrispondenza, colloqui con i familiari), continuare a delinquere.
Censura morale ed estetica
La censura morale ha lo scopo di impedire che messaggi ritenuti moralmente scorretti, offensivi, volgari o altrimenti sconvenienti possano raggiungere il pubblico o farlo in modo indiscriminato. Un esempio è la censura applicata alla pornografia e alle rappresentazioni esplicite di violenza, che ne limita solitamente l'accessibilità da parte di minori.
Autocensura
Si parla invece di autocensura quando la censura è realizzata dal soggetto che è chiamato a esprimere opinioni e a divulgare informazioni, allo scopo di evitare di divulgare contenuti sgraditi a terzi o allo scopo di non incorrere in censura. L'organizzazione delle imprese editoriali presuppone, inevitabilmente, una forma di controllo e selezione degli articoli da parte del direttore responsabile, sia per una questione di responsabilità per omesso controllo, in cui altrimenti questi potrebbe incorrere, sia per garantire la c.d. "linea editoriale" della testata. In quest'ultimo caso, il diritto di cronaca del giornalista ed il carattere di "impresa di tendenza" della testata entrano in conflitto, ma si tratta di un profilo rispetto al quale, per la sua delicatezza, nel nostro ordinamento non sono state previste risposte di legge.
Censura cinematografica
La censura nel
cinema è un istituto che risale già
all'epoca dell'Italia
del
Regno. Durante l'epoca di
Giovanni Giolitti vennero infatti istituite
delle apposite commissioni (presso il
Ministero dell'Interno), con lo scopo di
proibire la proiezione di film offensivi alla
morale e al buon costume. Il provvedimento fu
adottato con
legge del
1913, n. 785.
Nel
1919, con
regio decreto n. 1953, la stessa commissione
acquisiva anche il potere di lettura preventiva
dei
copioni. Durante il
Fascismo, la censura venne "potenziata" sia
in senso preventivo, sia per "istruire" le folle
ai valori del regime, tant'è che nel
1934 venne istituita una Direzione Generale
per la Cinematografia.
Nel dopoguerra, con la nuova
Costituzione italiana del
1948, l'art. 21 (libertà
di manifestazione del pensiero) sancisce che
sono vietati gli spettacoli e tutte le altre
manifestazioni contrarie al buon costume.
Tuttavia, la normativa oggi in vigore risale
solamente alla
legge n. 161 del 21 aprile 1962, sulla
Revisione dei film e dei lavori teatrali.
In base a tale legge, il parere sul film viene
dato da un'apposita Commissione di primo
grado (e da una di secondo grado per
i ricorsi), mentre il
nulla osta è rilasciato dal
Ministero del Turismo e dello Spettacolo.
Di particolare importanza è anche l'art. 5 della
legge, relativo alla tutela dei minori (in
relazione alla particolare sensibilità dell'età
evolutiva ed alle esigenze della sua tutela
morale): in alcuni casi, il nulla osta
può essere concesso, ma a patto che la visione
del film sia vietata ai minori di 14 o 18 anni.
In caso di negazione del nulla osta o di
non ammissione dei minori, l'art. 7 stabilisce
che si può ricorrere alla Commissione di secondo
grado entro 20 giorni. In caso di ulteriore
rifiuto, è possibile il ricorso al
TAR.
Oggi, vista la soppressione del Ministero del
Turismo e dello Spettacolo, le sue funzioni sono
state delegate, dal
1998, al nuovo
Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Sempre nel 1998 veniva abrogato l'art. 11,
rimuovendo quindi la censura dalle opere
teatrali. L'ultimo film vittima della
censura (ne fu ordinato il sequestro) risale
proprio a quell'anno: si tratta del
contestatissimo
Totò che visse due volte, di
Daniele Ciprì e
Franco Maresco.
In materia di censura e tutela dello spettatore è intervenuta anche la l. n. 203 del 1995, per cui la trasmissione di film che contengano immagini di sesso o di violenza tali da poter incidere negativamente sulla sensibilità dei minori, è ammessa (...) solo nella fascia oraria fra le 23 e le 7.
Negli USA non esiste censura cinematografica, ma la classificazione dei film viene fatta direttamente dall'MPAA, Motion Picture Association of America, che raggruppa i 7 grandi studios di Hollywood: Buena Vista (Walt Disney), Sony Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox (News Corp.), Universal Studios (NBC Universal) e Warner Bros. Pictures (AOL Time Warner).
L'MPAA attribuisce ai propri film 5 tipologie di classificazione: Rated G: General audiencese, sono ammessi spettatori di tutte le eta'. Rated PG: Parental guidance suggested, suggerito l'accompagnamento dei genitori, alcuni contenuti potrebbero non essere adatti per i bambini. Rated PG-13: Si richiama fortemente l'attenzione dei genitori, alcuni contenuti potrebbero essere inappropriati per bambini al di sotto dei 13 anni. Rated R: Restricted, al di sotto dei 17 anni e' necessario essere accompagnati da genitori o da un adulto. NC-17: Non e' consentito l'ingresso ai minori di 17 anni. Questa classificazione e' composta da marchi protetti e puo' essere applicata solo ai film delle 7 major. La classificazione X-rated, che non e' mai stata registrata, veniva utilizzata inizialmente anche per film con contenuto per un pubblico adulto quali Arancia Meccanica. Poiché l'industria della pornografia ha iniziato ad utilizzare questa classificazione per i propri film, le major l'hanno sostituita nel 1990 creando il marchio registrato NC-17.










