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Articolo tratto da Wikipedia e disponibile nel rispetto dei termini della GNU Free Documentation License:

http://it.wikipedia.org/wiki/Alleanza_Nazionale


ENCICLOPEDIA POLITICA

Alleanza Nazionale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
Alleanza Nazionale
 
Simbolo del partito
 
Partito politico italiano
 
Leader Gianfranco Fini
 
Fondazione 11 dicembre 1993 (come MSI-Alleanza Nazionale)
27 gennaio 1995 (come Alleanza Nazionale)
Sede Via della Scrofa, 43
00186 Roma
 
Coalizione Casa delle Libertà
Ideologia conservatorismo liberale di destra, nazionalismo
In Parlamento 72 deputati, 41 senatori
9 deputati europei
Partito europeo Unione per l'Europa delle nazioni
 
Organo ufficiale Il Secolo d'Italia
Sito internet www.alleanzanazionale.it
Il leader del partito Gianfranco Fini
Il leader del partito Gianfranco Fini

Alleanza Nazionale (AN) è un partito politico fondato nel gennaio 1995 in seguito allo scioglimento del Movimento Sociale Italiano (MSI). È di ideologia conservatrice. Presidente e leader del partito è, sin dalla sua fondazione, Gianfranco Fini.

AN fa parte della coalizione del centrodestra italiano, denominata Casa delle Libertà. A livello europeo aderisce all'Unione per l'Europa delle nazioni.

Indice

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Storia

Il passato

Per approfondire, vedi la voce Provenienza dei politici attualmente in Alleanza Nazionale.

A fine aprile 1993, un articolo su Il Secolo d'Italia a firma di Francesco Storace (allora portavoce di Fini), lancia l'idea di una nuova "Alleanza Nazionale" che veda insieme i missini con chi ha idee conservatrici, come la destra democristiana (Gustavo Selva, Publio Fiori e Gustavo Rebecchini) e la destra liberale (Giuseppe Basini, Gabriele Pagliuzzi e Saverio Porcari). L'idea, nell'immediato, viene bocciata, ma se ne discuterà per tutta l'estate del '93 e, dopo l'ottimo esito del partito alle elezioni amministrative di novembre, quando il Msi diventa il primo partito a Roma e Napoli ed elegge numerosi sindaci in comuni minori, essa segna una svolta politica, tanto che lo stesso Fini, segretario nazionale, l'11 dicembre 1993 vara ufficialmente il "Msi - Alleanza Nazionale".

Il nuovo Msi-An debutta alle elezioni politiche del 1994 come alleato di Forza Italia al Sud (coalizione del Polo del Buon Governo) e indipendente al Nord, riuscendo però a vincere in un solo collegio maggioritario. In ogni caso il partito è al suo massimo storico e diventa forza di governo. In questo modo, per la prima volta il Msi entra a far parte di un governo italiano, il quale, però, cadrà dopo appena otto mesi.

La "svolta di Fiuggi" e la nascita di An

Gianfranco Fini, il 27 gennaio 1995, a Fiuggi, dà la cosiddetta "svolta governista" al partito, abbandonando la tradizione post-fascista ed allargando il partito a cattolici e conservatori, spingendolo così verso la destra conservatrice e liberale.

Ispirato dalla tesi di Domenico Fisichella, al tempo docente di scienze politiche all'Università di Firenze, il quale, nel 1992, in un articolo apparso su Il Tempo, suggerì al Msi di farsi promotore di una "alleanza nazionale" per uscire dallo stato di ghettizzazione politica in cui versava, Fini chiese a Gennaro Malgieri, giovane direttore de "Il Secolo d'Italia", di stendere le tesi di un congresso rifondativo. Due i passaggi più importanti:

  • "Il patrimonio di Alleanza Nazionale è intessuto di quella cultura nazionale che ci fa essere comunque figli di Dante e di Machiavelli, di Rosmini e di Gioberti, di Mazzini e di Corradini, di Croce, di Gentile e anche di Gramsci";
  • "È giusto chiedere alla destra italiana di affermare senza reticenza che l'antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici che il fascismo aveva conculcato".

Nel 1996 An, nella nuova ottica bipolare della politica italiana, partecipa alla costituzione della coalizione di centrodestra insieme a FI, Ccd e Cdu (la Lega decide di correre da sola), formando il Polo per le Libertà che, però, viene sconfitto dalla nuova coalizione di centrosinistra, denominata L'Ulivo e guidata da Romano Prodi.

An il terzo partito italiano

An, comunque, si compiace per gli ottimi risultati raggiunti: alle elezioni del '96 è il terzo partito italiano, dopo il Pds e Forza Italia, con quasi 6 milioni di voti e il 15,7%.

Intanto i governi dell'Ulivo si susseguono: dopo la caduta del governo Prodi I (1998), diventa presidente del Consiglio Massimo D'Alema, il primo ex-comunista alla guida di un governo italiano, episodio che viene visto da An in maniera negativa, in quanto D'Alema non è stato eletto dal popolo (l'incarico gli viene affidato dal Presidente della Repubblica Scalfaro, ravvisata la consistenza di una maggioranza parlamentare a suo sostegno).

Alle elezioni europee del 1999, An decide di sperimentare un nuovo progetto, estendendosi verso il centro e presentando una lista unitaria insieme al Patto Segni, movimento politico di Mario Segni, derivato della ex Democrazia Cristiana.

L'alleanza, però, racimola un vistoso insuccesso elettorale, facendo cadere la forza elettorale complessiva al 10,3% (appena 3 milioni di voti) ed eleggendo 9 parlamentari europei.

L'anno successivo si svolgono le elezioni regionali: il Polo di centrodestra, che intanto aveva riconquistato l'adesione della Lega, vince in 8 regioni su 15 (fra cui tutte le maggiori regioni italiane). An recupera consensi e si attesta su un 13% complessivo.

Intanto, dall'opposizione, e forti della vittoria elettorale, i partiti del centrodestra si organizzano per la campagna elettorale del 2001, accusando i governi dell'Ulivo di aver fallito nel campo della politica economica e sociale.

Nasce la Casa delle Libertà: An torna al governo

An ritorna al governo, stavolta in maniera più stabile e duratura, in seguito alla vittoria che il centrodestra riscuote alle elezioni del 13 maggio 2001: la coalizione dà origine alla nuova alleanza della Casa delle Libertà, con Berlusconi come premier, e governa l'Italia per i successivi cinque anni (vedi Governo Berlusconi II e III). An si presenta come il secondo partito della coalizione.

Del governo entrano a far parte: Gianfranco Fini (come vicepresidente del Consiglio e, dal 18 novembre 2004, anche ministro degli Esteri), Altero Matteoli (ministro dell'Ambiente), Maurizio Gasparri (ministro delle Comunicazioni), Gianni Alemanno (ministro delle Politiche agricole), Mirko Tremaglia (ministro per gli Italiani nel mondo).

L'azione di governo

Nel corso dell'azione di governo, An si contraddistingue nella elaborazione di una nuova legge per combattere e controllare l'immigrazione clandestina, la cosiddetta Legge Bossi-Fini, che prevede l'estradizione dei clandestini dopo un periodo nei Centri di permanenza temporanei.

Il fascismo come "male assoluto"

Nel frattempo il leader Fini spinge An ad abbandonare sempre più la propria origine di partito di destra post-fascista. Condanna apertamente il fascismo e il nazismo, in un viaggio in Israele, definendoli - in riferimento alla tragedia dell'olocausto - come il "male assoluto del XX secolo", accantonando definitivamente il rischio di posizioni anti-ebraiche e aprendosi ad istanze prevalentemente moderate.

Queste posizioni non vanno giù ad Alessandra Mussolini, nipote del leader fascista Benito, che decide di abbandonare il partito, fondando una nuova coalizione (Alternativa Sociale) insieme ad altri movimenti neo-fascisti.

Intanto, a giugno 2004, si svolgono le elezioni europee: An, con circa 3.750.000 voti, si attesta sul risultato dell'11,5%, eleggendo 9 parlamentari europei. Poi è la volta delle Regionali, dove si verifica la grossa rimonta del centrosinistra, con la nuova coalizione denominata L'Unione, che conquista 12 regioni su 14. An - pur nel calo generale della CdL - si mantiene sostanzialmente stabile sulle sue più recenti affermazioni elettorali.

La crisi di governo

Intanto, dopo la sconfitta delle Regionali, il Governo entra in crisi: An chiede il rilancio dell'esecutivo, minacciando – qualche giorno dopo l'Udc – di ritirare i suoi ministri dal governo. Berlusconi è costretto a dimettersi e a costituire un nuovo governo (il Governo Berlusconi III), che ritrova l'unità della coalizione puntando ad avviare una serie di politiche per il Mezzogiorno.

Fini, Matteoli, Alemanno e Tremaglia rimangono al loro posto, Mario Landolfi prende il posto di Gasparri alle Comunicazioni (Gasparri dice di volersi dedicare all'attività politica nel partito) e Francesco Storace, reduce della sconfitta elettorale alla presidenza della Regione Lazio, viene "promosso" ministro della Salute, al posto di Girolamo Sirchia.

Le prese di posizione per il referendum sulla fecondazione assistita

Un motivo di scontro all'interno del partito è provocato dai referendum sulla procreazione medicalmente assistita, che si tengono il 12 e 13 giugno 2005: si tratta di quattro quesiti promossi dai Radicali e da alcuni partiti della sinistra italiana, che chiedono l'abrogazione di alcune parti, che pongono dei limiti all'impiego degli embrioni per la fecondazione e la ricerca scientifica, della legge recentemente approvata in Parlamento. La Chiesa Cattolica si schiera apertamente contro il referendum, invitando i fedeli all'astensione, posizione che trova disponibilità anche da parte di altri partiti della maggioranza, eccetto Forza Italia, che vuole lasciare libertà di coscienza agli elettori.

Gianfranco Fini, nonostante il suo precedente assenso in Parlamento, annuncia di voler votare tre "Sì" (con un "No" alla fecondazione eterologa), spiazzando gran parte del partito. I rappresentanti della "destra sociale", come Gianni Alemanno, criticano duramente Fini per la sua posizione e si crea così un gruppo di esponenti che sembrano arrivare a chiedere la sua testa, soprattutto dopo l'esito fallimentare del referendum, con ottiene soltanto il voto del 25% degli aventi diritto. La leadership di Fini, nella prima estate del 2005, viene così messa in discussione. La frattura si ricompone all'assemblea nazionale di luglio, dove il partito ritrova l'unità compromessa, approvando un documento unitario che ribadisce le posizioni del partito. In gran maggioranza, l'80% del partito, era favorevole all'astensione, Fini ne accoglie le critiche notando che sarebbe stato un metodo migliore prima di stabilire la libertà di coscienza discutere prima, ed ottiene il rinnovo della fiducia.

La devolution e le dimissioni di Fisichella

Uno degli ultimi atti del Governo di centrodestra è l'approvazione di notevoli riforme costituzionali nel segno della devoluzione dei poteri dallo Stato alle Regioni, il federalismo. La "devolution", cavallo di battaglia della Lega Nord, viene approvata in via definitiva il 17 novembre 2005 con il voto favorevole di An come di tutta la Cdl.

L'approvazione di questa nuova Costituzione suscita le dimissioni dal partito di Domenico Fisichella, storico fondatore e padre spirituale di Alleanza Nazionale, contrario alla riforma, il cui federalismo considera contrario alla storia della nazione, contrario alla propria storia familiare e personale. La nozione d'interesse nazionale, voluta da An, Fisichella la considera inutile, in quanto, essendo le questioni inerenti sottoposte al nuovo Parlamento in seduta comune, trovandosi il nuovo Senato federale con particolari connotazioni localistiche, non sarebbe oggetto di un'efficale e obiettiva valutazione.

Il 26 Giugno 2006 la riforma viene tuttavia respinta con una forte prevalenza del 'no' nel voto popolare al referendum costituzionale per il quale invece AN ivitava gli elettori all'approvazione della riforma.

Le elezioni politiche del 2006

In occasione dell'elezioni politiche del 2006, in considerazione delle precedenti sconfitte elettorali, viene sentita la necessità all'interno della CdL di presentare delle novità. Qualcuno inizialmente parla di primarie, come quelle programmate dal centrosinistra guidato da Romano Prodi, poi viene approvata una nuova legge elettorale proporzionale, e nell'imminenza dell'elezioni Fini e Casini propongono che non dovrebbe essere Berlusconi il candidato premier, ma chi all'interno della coalizione otterrà più voti, sperando di attrarre maggiori consensi, compensando alle eventuali delusioni di chi nel 2001 aveva dato la fiducia a Berlusconi.

Per dare visibilità a questo nuovo aspetto, il partito, con l'assemblea nazionale del 15 gennaio 2006 delibera che nel simbolo da presentare alle elezioni sia presente il nome di Fini (in colore giallo, al di sotto dell'iscrizione Alleanza Nazionale).

Ma questi propositi non si tradurranno, visto l'esito dei voti, in una modifica dei rapporti di forza nella coalizione, che risulteranno essenzialmente non alterati. E la coalizione perde anche l'elezioni, per pochi voti alla Camera dei deputati e per due seggi al Senato. Il risultato elettorale di Alleanza Nazionale riconferma la sua posizione di secondo partito della Cdl e di terzo partito più votato in Italia ottenendo 4,7 milioni di voti (12,3%) alla Camera e 4,2 milioni al Senato (12,4%), portando all'elezione di 71 deputati e 41 senatori.

Le correnti interne

  • "Destra Protagonista". Gli esponenti principali (chiamati dispregiativamente "berluscones") sono Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri; era la corrente più vicina a Berlusconi, nel periodo del suo governo, condividendone l'impostazione liberale. È la corrente di maggioranza del partito.
  • "Destra Sociale". Capeggiata da Gianni Alemanno , è l'anima sociale del partito. Nel campo economico rivendica l'economia sociale di mercato.
  • "D-Destra". Tale corrente deriva da una scissione da "destra sociale" operata da Francesco Storace. Questi infatti è il leader ed ispiratore della corrente, che occupa decisamente il posto più a destra nell'ambito del partito.
  • "Nuova Alleanza". Corrente fondata dal Ministro dell'Ambiente Altero Matteoli e caratterizzata dal forte appoggio nei confronti di Gianfranco Fini.

Movimenti Giovanili

Il movimento giovanile di Alleanza Nazionale è Azione Giovani, nato anch'essa dopo la svolta di Fiuggi dalla fusione di vari movimenti giovanili di destra. L'attuale presidente di Azione Giovani è Giorgia Meloni, eletta durante il congresso nazionale svoltosi a Viterbo il 27 e 28 novembre 2004.

All'interno di Azione Giovani si individuano altri sottomovimenti:

Bibliografia

Risultati elettorali

– Alleanza Nazionale alle Elezioni Politiche
Elezione Parlamento Voti % Seggi
1994


1996


2001


2006
Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato

Camera
Senato
5.202.698
-

5.870.491
-

4.463.205
-

4.706.654
4.234.693
13,5
-

15,7
-

12,0
-

12,3
12,4
109
48

92
43

99
45

71
41
– Alleanza Nazionale alle Elezioni Europee
Elezione Parlamento Voti % Seggi
1994

1999 (AN+Patto Segni)

2004
Parl. Europeo

Parl. Europeo

Parl. Europeo
4.124.739

3.194.661

3.759.575
12,5

10,3

11,5
11

9

9


 

Collegamenti esterni

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Tratto da: www.indultopoli.com, testo di Roberto Casiraghi.